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Strategie di marketing

Cos’è la fidelizzazione del cliente? Guida e strategie per ottenerla

Cos’è la fidelizzazione del cliente? Guida e strategie per ottenerla

Acquisire un nuovo cliente richiede un investimento importante, perché prima dell’acquisto bisogna riuscire a entrare nel suo radar e conquistare la sua fiducia. Dopo la prima vendita, però, l’azienda ha già costruito una base sulla quale può continuare a lavorare per far crescere nel tempo il valore della relazione.

È questo il principio alla base della fidelizzazione del cliente. Una persona che ha avuto una buona esperienza con il brand parte da una posizione molto diversa rispetto a chi ancora non lo conosce: sa cosa aspettarsi e può avere più motivi per tornare ad acquistare. Se la relazione continua a essere positiva, può anche consigliare spontaneamente l’azienda ad altre persone.

Per arrivare a questo risultato il prodotto resta fondamentale, ma da solo non basta. Conta tutto ciò che il cliente vive nel rapporto con l’azienda, dal processo di acquisto fino alle comunicazioni che riceve dopo la vendita.

Vediamo allora cos’è la fidelizzazione del cliente e come si costruisce nel tempo, partendo dalle strategie che possono aiutare un’azienda a trasformare il primo acquisto in una relazione più duratura.

Cos’è la fidelizzazione del cliente e perché è importante per la crescita aziendale

Con fidelizzazione del cliente si intende l’insieme delle attività attraverso cui un’azienda cerca di mantenere nel tempo la relazione con chi ha già acquistato, favorendo nuovi acquisti e riducendo il rischio che il cliente scelga la concorrenza.

Spesso il concetto viene associato subito alle tessere punti o ai programmi fedeltà. Sono certamente strumenti di loyalty, ma la fidelizzazione è un processo molto più ampio. Dipende dalla qualità dell’esperienza vissuta e dalla capacità dell’azienda di continuare a essere rilevante anche dopo la vendita.

Possiamo collocarla nella parte più avanzata del funnel di marketing. Il cliente ha già superato la fase della scoperta e ha concluso almeno una conversione. Da quel momento l’obiettivo cambia: bisogna creare le condizioni affinché abbia una ragione concreta per scegliere nuovamente lo stesso brand.

Ragionare in questi termini ci porta a osservare il cliente da una prospettiva diversa. Il valore della relazione non coincide più soltanto con l’importo del primo ordine, perché conta ciò che quella persona potrà generare durante l’intero rapporto con l’azienda.

Perché fidelizzare un cliente può essere più sostenibile che acquisirne uno nuovo

Per conquistare una persona che ancora non conosce il brand si può intercettarla attraverso diverse attività (SEO, advertising o altri canali di acquisizione) e accompagnarla fino alla conversione. Un cliente già acquisito ha invece superato buona parte delle resistenze che caratterizzano il primo acquisto.

Naturalmente questo non significa che le aziende debbano smettere di investire sull’acquisizione. La crescita richiede nuovi clienti, però diventa più sostenibile se una parte di quelli già conquistati continua ad acquistare.

Ridurre la dipendenza dai costi di acquisizione

Se ogni vendita dipende dall’ingresso continuo di nuovi clienti, l’azienda deve sostenere costantemente il costo necessario per generarli. La retention permette di distribuire meglio questo investimento, perché una parte delle conversioni successive arriva da persone che hanno già avuto un contatto commerciale con il brand.

Questo aspetto assume ancora più importanza nei mercati in cui il costo pubblicitario aumenta oppure la competizione rende progressivamente più difficile ottenere attenzione.

Una buona strategia di fidelizzazione aiuta quindi a creare un equilibrio tra acquisizione e mantenimento della clientela, evitando che la crescita del fatturato dipenda esclusivamente dalla capacità di generare nuovi contatti.

Aumentare il valore del cliente nel tempo

Il vantaggio della fidelizzazione diventa ancora più chiaro se osserviamo il Customer Lifetime Value, cioè il valore economico prodotto da un cliente durante l’intera relazione con l’azienda.

Immaginiamo due persone che effettuano oggi un ordine dello stesso importo. La prima non tornerà più, la seconda continuerà ad acquistare nei mesi successivi. Il valore della conversione iniziale è identico, ma quello dei due clienti sarà molto diverso nel lungo periodo.

La fidelizzazione permette quindi di spostare l’attenzione dalla singola vendita alla capacità di sviluppare una relazione economicamente più solida.

Favorire nuovi acquisti e passaparola

Conoscere già il prodotto e sapere come lavora l’azienda può rendere più semplice una nuova decisione d’acquisto. Il cliente non deve ricostruire da zero la propria fiducia nel venditore e può orientarsi più facilmente all’interno dell’offerta.

A questo elemento si aggiunge il passaparola. Una persona soddisfatta può raccontare la propria esperienza o lasciare una recensione positiva, contribuendo indirettamente anche all’acquisizione.

In questo senso, una relazione ben gestita può generare nuove occasioni commerciali senza che sia legata direttamente a una campagna pubblicitaria.

Come si ottiene la fidelizzazione del cliente

Come avrai capito, la fidelizzazione non avviene in un unico momento. Si sviluppa attraverso le esperienze che il cliente accumula nel rapporto con il brand e dipende dalla capacità dell’azienda di mantenere nel tempo ciò che ha promesso prima della vendita.

Per lavorarci seriamente bisogna quindi conoscere il comportamento della clientela e osservare come cambia nel corso della relazione.

Comprendere esigenze e comportamenti d’acquisto

I dati raccolti durante il customer journey aiutano a capire molto più della semplice identità del cliente. Lo storico degli acquisti può mostrare quali prodotti sceglie e con quale frequenza torna, così come le interazioni con le comunicazioni aziendali possono far emergere interessi specifici.

Pensiamo a un e-commerce che vende prodotti soggetti a riacquisto periodico. Sapere che un cliente ha ordinato un determinato articolo è un’informazione utile; conoscere l’intervallo medio tra un acquisto e il successivo permette però di scegliere con maggiore precisione il momento in cui ricontattarlo.

Sono informazioni che consentono di superare la logica dell’invio indistinto e costruire comunicazioni basate sul comportamento reale delle persone.

Offrire un’esperienza coerente in ogni punto di contatto

La fiducia può diminuire molto velocemente se esiste uno scarto evidente tra ciò che il brand comunica e ciò che il cliente sperimenta.

Un’azienda che promette semplicità dovrebbe offrire un processo di acquisto altrettanto semplice. Allo stesso modo, un brand che pone l’accento sulla qualità del servizio deve essere in grado di gestire con attenzione anche le richieste successive alla vendita.

Per questo la fidelizzazione riguarda l’intero customer journey. Ogni interazione contribuisce alla percezione complessiva del brand e può influenzare la decisione di tornare.

Personalizzare comunicazione e offerte

La personalizzazione permette di utilizzare le informazioni raccolte per rendere più pertinente la comunicazione.

Un cliente appena acquisito potrebbe ricevere contenuti utili a utilizzare meglio ciò che ha comprato, una persona che acquista regolarmente può invece essere interessata a un programma loyalty o a un’offerta costruita in base alle categorie che consulta più spesso.

In Be-We lavoriamo su questo principio anche nelle attività di email marketing, dove segmentazione e contenuti vengono progettati partendo dai dati disponibili. In questo modo l’email può accompagnare la relazione senza trasformarsi in una sequenza di messaggi promozionali uguali per tutti.

Costruire fiducia nel lungo periodo

La fedeltà diventa più solida se il cliente percepisce coerenza tra le aspettative create dal brand e ciò che accade realmente durante la relazione.

Questo principio vale anche nel B2B, dove spesso il rapporto commerciale si sviluppa su periodi molto più lunghi. Una diminuzione degli ordini o un progressivo disinteresse nei confronti delle comunicazioni possono anticipare un possibile abbandono, anche in assenza di reclami espliciti.

Osservare questi segnali permette di intervenire prima che il rapporto si interrompa.

Le strategie più efficaci per fidelizzare i clienti

Una volta compreso il comportamento della propria clientela, è possibile scegliere gli strumenti più adatti per favorire la retention. La strategia cambia molto in base al modello di business e soprattutto alla frequenza con cui è realistico aspettarsi un nuovo acquisto.

Vediamo alcune delle attività più utili.

Programmi fedeltà e iniziative di reward

I loyalty program premiano la continuità del rapporto attraverso vantaggi riconosciuti ai clienti abituali.

La raccolta punti rappresenta il modello più conosciuto: a ogni acquisto viene attribuito un valore che può essere successivamente convertito in un premio o in uno sconto. Esistono poi programmi basati su livelli, nei quali i benefici aumentano insieme al valore sviluppato dal cliente nel tempo.

Alcune aziende scelgono invece formule di membership che danno accesso a condizioni specifiche per tutta la durata dell’iscrizione.

Il punto decisivo resta la semplicità. Il cliente deve comprendere facilmente quale vantaggio può ottenere e cosa deve fare per raggiungerlo, altrimenti il programma rischia di perdere attrattiva.

Email marketing e automazioni post-acquisto

L’email è uno dei canali più utili per mantenere vivo il rapporto dopo la vendita, soprattutto perché consente di lavorare su un database proprietario e di adattare le comunicazioni ai diversi segmenti di pubblico.

Il primo messaggio può accompagnare l’ordine appena effettuato. Successivamente si possono inviare informazioni utili sul prodotto oppure una richiesta di feedback. Se esiste una frequenza di riacquisto abbastanza prevedibile, il cliente può essere ricontattato nel momento in cui potrebbe avere nuovamente bisogno di ciò che ha comprato.

Con la Marketing Automation questi passaggi possono essere collegati direttamente ai comportamenti del cliente. Una delle attività su cui ci concentriamo di più in agenzia per i nostri clienti, è proprio quella di progettare workflow che si attivano in base a trigger specifici, così la comunicazione può seguire ciò che accade lungo il percorso del cliente.

Un flusso di re-engagement, per esempio, può entrare in azione dopo un determinato periodo di inattività. In un e-commerce, invece, un comportamento sul sito può suggerire un nuovo interesse e attivare una comunicazione coerente.

Assistenza clienti ed esperienza post-vendita

Il cliente che fa un acquisto online vuole sapere cosa sta accadendo al proprio ordine e deve poter trovare facilmente le informazioni che gli servono. Ecco perché  bisogna lavorare in modo puntuale sulle cosiddette email transazionali: aggiornamenti di tracking puntuali possono ridurre molte richieste al customer care e, soprattutto, evitare che l’attesa generi incertezza.

Anche il modo in cui viene gestito un problema incide sulla relazione. Una procedura di reso poco chiara può trasformare una difficoltà circoscritta in un motivo per abbandonare definitivamente il brand. Ti consigliamo quindi di investire un po’ di tempo e risorse per migliorare la User Experience all’interno del tuo sito, anche provando tu stesso a completare delle procedure tramite l’interfaccia della pagina.

Il post-vendita, in sostanza, non dovrebbe essere considerato una fase puramente operativa, perché è parte integrante dell’esperienza cliente.

Contenuti e coinvolgimento del pubblico

Sappi però che il rapporto con il cliente non deve essere per forza legato agli acquisti.

Una newsletter editoriale può mantenere vivo l’interesse offrendo al tuo pubblico informazioni utili o curiose. Allo stesso modo, puoi lavorare sui contenuti video, soprattutto per quei prodotti che richiedono spiegazioni, dimostrazioni o suggerimenti d’uso.

Il contenuto assume così un ruolo diverso dalla promozione diretta: aiuta il brand a rimanere presente nella mente del consumatore e a consolidare la propria autorevolezza durante gli intervalli tra un acquisto e il successivo.

Upselling e cross-selling basati sui dati

Conoscere bene i tuoi clienti ti aiuterò a individuare opportunità commerciali coerenti con ciò che ha già acquistato. Parliamo, naturalmente, di cross-selling e upselling:

  • nel cross-selling vengono suggeriti prodotti complementari. Se un cliente acquista una macchina fotografica, ad esempio, potresti proporgli una scheda di memoria o una custodia compatibile con il modello che ha comprato;
  • l’upselling punta invece su una soluzione di valore maggiore rispetto a quella inizialmente considerata. Se il cliente sta valutando un piano software base, potresti mostrargli una versione più completa che include funzionalità utili per le sue esigenze.

In entrambi i casi, il punto non è aumentare il valore dell’ordine a tutti i costi. Ricorda che la proposta funziona se parte dai dati disponibili e aggiunge qualcosa di realmente utile all’esperienza del cliente, evitando suggerimenti poco pertinenti o puramente promozionali.

Customer retention e customer loyalty: differenze da conoscere

Quando si parla di fidelizzazione, customer retention e customer loyalty vengono spesso utilizzate come se fossero sinonimi. In realtà descrivono due aspetti diversi della relazione tra cliente e azienda, anche se nella pratica tendono a influenzarsi a vicenda.

La customer retention riguarda soprattutto la capacità di mantenere il cliente attivo nel tempo. In altre parole, osserva ciò che succede concretamente: il cliente torna ad acquistare? Continua a utilizzare il servizio? Rinnova il contratto alla scadenza? È quindi una dimensione che può essere letta attraverso il comportamento e misurata con dati molto concreti.

La customer loyalty va un po’ più in profondità, perché riguarda il legame che il cliente sviluppa con il brand e la sua propensione a sceglierlo nuovamente anche quando sul mercato esistono alternative. In questo caso entra in gioco la fiducia costruita nel tempo e il valore che il cliente attribuisce alla relazione.

Concetto Cosa indica Domanda utile
Customer retention La capacità di mantenere clienti attivi nel tempo Il cliente continua ad acquistare?
Customer loyalty La preferenza sviluppata nei confronti del brand Il cliente sceglierebbe ancora questa azienda?

Facciamo un esempio per chiarire meglio il concetto. Immagina un cliente che rinnova ogni anno un determinato servizio perché cambiare fornitore sarebbe complicato oppure perché non ha ancora trovato una soluzione migliore. Dal punto di vista della retention, quel cliente viene mantenuto con successo. Ma ciò non significa necessariamente che abbia sviluppato una forte loyalty nei confronti dell’azienda.

Un cliente realmente fedele risponde a una dinamica diversa: continua a scegliere il brand perché riconosce valore nella relazione e tende a preferirlo anche quando potrebbe rivolgersi altrove. Se l’esperienza rimane positiva, sarà inoltre più disposto a parlare bene dell’azienda e a consigliarla ad altre persone.

Per questo retention e loyalty dovrebbero essere osservate insieme. Sapere quanti clienti rimangono attivi è fondamentale, ma capire perché continuano a scegliere l’azienda permette di valutare quanto sia realmente solida la relazione costruita. Questa distinzione diventa importante anche nel momento in cui si scelgono i KPI da monitorare.

Come misurare la fidelizzazione del cliente

La fidelizzazione deve poter essere osservata attraverso i dati. Guardare soltanto il fatturato complessivo può essere fuorviante, perché un aumento delle vendite potrebbe dipendere interamente dai nuovi clienti anche se quelli già acquisiti stanno diminuendo.

Per questo è necessario misurare KPI collegati direttamente alla retention. Nella seguente tabella, abbiamo raccolto quelli più importanti.

KPI Cosa misura Formula o criterio
Customer Retention Rate (CRR) Percentuale di clienti mantenuti nel periodo ((Clienti finali − nuovi clienti) / clienti iniziali) × 100
Repeat Purchase Rate Quota di clienti che effettua più di un acquisto Clienti con acquisti ripetuti / clienti totali × 100
Purchase Frequency Frequenza media degli acquisti Numero di ordini / clienti unici
Customer Lifetime Value (CLV) Valore generato dal cliente durante la relazione Tiene conto del valore degli acquisti e della durata del rapporto
Net Promoter Score (NPS) Propensione a raccomandare il brand % Promotori − % Detrattori

Il Customer Retention Rate è particolarmente utile per capire quanti dei clienti presenti all’inizio di un determinato periodo risultano ancora attivi alla fine dello stesso, escludendo quelli acquisiti nel frattempo.

Il Repeat Purchase Rate osserva invece il riacquisto, quindi diventa molto interessante nei business in cui il prodotto si presta a ordini ricorrenti.

Il Customer Lifetime Value ci permettere di compiere un’analisi più raffinata, perché collega la fidelizzazione al valore economico. Un cliente può avere una frequenza di acquisto inferiore rispetto a un altro e generare comunque un CLV maggiore se il valore delle singole transazioni è più elevato.

L’aspetto importante è evitare di analizzare ogni indicatore in modo isolato.

Gli errori che compromettono la fidelizzazione dei clienti

Una strategia di fidelizzazione può perdere efficacia anche quando l’azienda dispone degli strumenti giusti. Il problema nasce spesso da come vengono utilizzati i dati e da quanto spazio viene realmente dato alla relazione dopo il primo acquisto. Ci sono quindi alcuni errori ricorrenti che vale la pena riconoscere per tempo.

Errore Perché compromette la fidelizzazione
Concentrarsi quasi esclusivamente sull’acquisizione Se tutte le risorse vengono destinate alla ricerca di nuovi contatti, il cliente già acquisito rischia di diventare semplicemente un nominativo presente nel database. In questo modo si perde l’occasione di continuare a lavorare sulla relazione e di favorire nuovi acquisti.
Inviare comunicazioni troppo generiche Utilizzare lo stesso messaggio per tutto il database significa ignorare informazioni che potrebbero rendere la comunicazione più pertinente. Se l’unico elemento che cambia è la promozione del mese, l’email rischia di perdere progressivamente valore agli occhi del destinatario.
Ignorare feedback e segnali di insoddisfazione Recensioni e richieste ricevute dall’assistenza aiutano a individuare i punti del customer journey che creano più difficoltà. Se uno stesso problema emerge con frequenza e non viene corretto, anche i nuovi clienti finiranno per essere esposti alla stessa esperienza negativa.
Non osservare i clienti che smettono di interagire Non tutti i clienti insoddisfatti inviano un reclamo. Alcuni riducono la frequenza di acquisto oppure smettono gradualmente di interagire con il brand. Monitorare questi cambiamenti permette di intercettare il disingaggio prima che la relazione si interrompa definitivamente.

Evitare questi errori significa soprattutto non dare per acquisita la relazione dopo la prima vendita. La fidelizzazione richiede attenzione anche nei mesi successivi, perché sono proprio i comportamenti del cliente a indicare se la strategia sta rafforzando il rapporto oppure se qualcosa sta iniziando a deteriorarsi.

Come costruire una strategia di fidelizzazione efficace

Prima di scegliere strumenti e piattaforme, bisogna individuare con precisione gli obiettivi che l’azienda vuole raggiungere sui clienti già acquisiti. Per un e-commerce, ad esempio, potrebbe essere prioritario aumentare il numero di persone che tornano a comprare dopo il primo ordine; in un business basato su servizi continuativi, invece, l’attenzione può concentrarsi soprattutto sulla riduzione degli abbandoni e sul mantenimento della relazione nel tempo.

Una volta chiarito l’obiettivo, diventa più semplice capire quali clienti coinvolgere e con quali messaggi. Chi ha appena concluso il primo acquisto si trova infatti in una fase diversa rispetto a un cliente abituale, così come una persona che non acquista da diversi mesi richiede un approccio specifico. Segmentare il database permette quindi di costruire attività molto pertinenti, evitando di trattare allo stesso modo persone che hanno comportamenti e livelli di relazione molto differenti con il brand.

A questo punto entrano in gioco i diversi canali: email marketing, automazioni, advertising… In Be-We inseriamo queste attività all’interno di un più ampio piano di digital marketing: la retention deve infatti dialogare con l’acquisizione, perché il valore generato dal marketing dipende anche da ciò che accade dopo la prima conversione. Con il nostro metodo della SEO Inferenziale lavoriamo per comprendere cosa cercano gli utenti e quali esigenze stanno dietro alle loro ricerche, così da intercettare un pubblico realmente interessato al business. Una volta acquisito il contatto o il cliente, email marketing e automation permettono di continuare a lavorare su quella relazione.

La fidelizzazione si costruisce in questo spazio. Il cliente ha già dato fiducia all’azienda una prima volta e ogni esperienza successiva può rafforzare quella scelta oppure indebolirla. Capire quali fattori incidono sul riacquisto permette di trasformare la retention da semplice conseguenza di una buona esperienza a leva strategica sulla quale lavorare in modo misurabile.