Il WebMCP rappresenta una svolta fondamentale nel modo in cui concepiamo l’interazione tra l’intelligenza artificiale e la rete, la spina dorsale di quello che oggi viene definito il web agentico.
Cos’è il WebMCP e a cosa serve
In termini semplici, possiamo immaginarlo come un’interfaccia JavaScript avanzata che permette agli sviluppatori di trasformare le proprie pagine web in una sorta di server locale capace di comunicare direttamente con gli agenti IA. Invece di limitarsi a mostrare informazioni a un utente umano, il sito diventa capace di esporre le proprie funzionalità interne come strumenti strutturati che un assistente digitale può comprendere ed eseguire con precisione.
La missione principale di questo nuovo standard è quella di risolvere un problema cronico dell’attuale panorama tecnologico: l’incertezza e la fragilità delle interazioni tra le macchine e le interfacce grafiche. Fino ad oggi, se un agente IA doveva compiere un’azione su un sito, come prenotare un volo o aggiungere un articolo al carrello, era costretto a fare quello che in gergo viene chiamato screen scraping. In pratica, l’IA cercava di “indovinare” il significato dei vari elementi analizzando il codice HTML o i pixel dello schermo, un processo spesso lento e soggetto a errori banali, dove un semplice cambio di colore di un pulsante poteva mandare tutto in tilt.
Il WebMCP interviene proprio qui: agisce come un ponte che elimina ogni ambiguità. Attraverso l’estensione dell’interfaccia Navigator del browser, il sito web pubblica quello che viene definito un Contratto degli Strumenti. Questo contratto non è altro che una dichiarazione esplicita in cui il sito dice all’agente IA quali azioni può compiere e quali dati servono per portarle a termine. In questo modo, l’agente non deve più tirare a indovinare tra migliaia di righe di codice per trovare il pulsante giusto, ma può invocare direttamente una funzione specifica con la certezza matematica del risultato.
La missione: eliminare l’ambiguità tra IA e siti web
Il WebMCP è stato concepito per rendere il web finalmente pronto per gli agenti, creando un ecosistema dove la comunicazione è diretta, veloce e, soprattutto, affidabile. Non si tratta solo di automazione, ma di una collaborazione fluida dove l’utente mantiene sempre il controllo finale, dato che il protocollo prevede che l’agente possa richiedere conferme esplicite prima di procedere con operazioni critiche.
È un cambio di paradigma che trasforma il sito web da un documento statico da leggere a un insieme di strumenti pronti per essere utilizzati da assistenti intelligenti per conto dell’utente.
Da dove nasce il WebMCP: origini e contesto
Il momento chiave della sua nascita pubblica risale al 10 febbraio 2026, quando il team di Google Chrome ha presentato ufficialmente un’anteprima anticipata dello standard. Questa iniziativa è stata concepita per fornire agli sviluppatori un metodo standardizzato per esporre le funzionalità dei propri siti agli agenti IA, garantendo che le azioni vengano eseguite con una precisione e una velocità impossibili da ottenere tramite il semplice scraping del codice HTML o l’analisi dei pixel.
Lo sviluppo di questo standard è caratterizzato da una profonda collaborazione tra i principali attori del settore tecnologico, operando all’interno del Web Machine Learning Community Group. Non si tratta di un progetto isolato di Google; la specifica tecnica del WebMCP vede tra i suoi editor esperti provenienti sia da Google che da Microsoft, e i ringraziamenti ufficiali del documento includono una vasta gamma di professionisti che hanno contribuito alle discussioni e alle proposte iniziali.
Questa sinergia tra grandi aziende sottolinea l’importanza di creare un protocollo che sia interoperabile e ampiamente adottato, per evitare frammentazioni che potrebbero ostacolare la crescita del web agentico su scala globale.
Dall’ecosistema MCP alla logica lato client nel browser
Dal punto di vista dell’architettura tecnica, il WebMCP rappresenta un’evoluzione significativa rispetto al Model Context Protocol (MCP) originario.
L’MCP è stato inizialmente concepito come un modo per far comunicare i modelli linguistici con fonti di dati e strumenti esterni, ma il WebMCP porta questa comunicazione direttamente all’interno del browser dell’utente. Invece di dover configurare complessi server di backend per gestire ogni singola interazione dell’agente, i siti web possono ora implementare i propri strumenti direttamente tramite script lato client utilizzando l’interfaccia JavaScript navigator.modelContext.
Questo cambiamento di paradigma significa che le pagine web diventano effettivamente dei server MCP che operano localmente nel browser, permettendo all’intelligenza artificiale di invocare le funzioni del sito in tempo reale. Tale approccio non solo semplifica enormemente il lavoro di integrazione per gli sviluppatori web, ma garantisce anche che l’utente mantenga un controllo costante sulle azioni dell’agente. In questo modo, l’intelligenza artificiale può operare nello stesso contesto operativo della pagina che l’utente sta navigando, sfruttando la logica applicativa già esistente nel sito per completare task complessi in modo fluido.
Come funziona il WebMCP: Architettura e API
L’architettura del WebMCP si basa su un’integrazione profonda all’interno del browser, trasformando la navigazione in un’esperienza bidirezionale dove il sito non è più solo un insieme di elementi visivi, ma un fornitore di servizi strutturati per l’intelligenza artificiale. Il cuore tecnico di questa innovazione risiede nell’estensione dell’interfaccia Navigator, un oggetto standard dei browser che ora include la proprietà navigator.modelContext.
Questa nuova interfaccia agisce come il punto di ingresso principale per gli sviluppatori, permettendo alle applicazioni web di registrare e gestire strumenti che possono essere invocati direttamente dagli agenti IA. In questo modo, una pagina web che utilizza WebMCP può essere considerata a tutti gli effetti come un server Model Context Protocol (MCP) che implementa le proprie logiche tramite script lato client anziché nel backend.
Per rendere possibile questa comunicazione, il WebMCP introduce il concetto di “Tool Contract” o contratto degli strumenti, che funge da manuale d’istruzioni per l’agente IA. Attraverso il metodo registerTool, un sito definisce un dizionario (ModelContextTool) che contiene elementi essenziali: un nome unico per identificare la funzione, una descrizione in linguaggio naturale che aiuti l’IA a capire quando è opportuno usarla e un inputSchema basato su JSON Schema per definire i parametri necessari.
Infine, il contratto include una funzione di callback chiamata execute, ovvero il codice JavaScript effettivo che viene attivato quando l’agente decide di “chiamare” quello strumento. Grazie a questa struttura, l’agente non deve più interpretare ambiguamente l’interfaccia grafica, ma può operare sui dati con estrema precisione.
La flessibilità del protocollo è garantita dalla coesistenza di due diverse tipologie di interazione: l’API Dichiarativa e l’API Imperativa.
L‘API Dichiarativa è progettata per gestire azioni standard e semplici, che possono essere integrate direttamente all’interno dei moduli HTML esistenti, rendendo l’adozione iniziale più rapida per i siti web meno complessi.
Al contrario, l’API Imperativa è dedicata a interazioni dinamiche e sofisticate che richiedono la piena potenza di JavaScript per essere portate a termine.
Entrambe le soluzioni fungono da ponte per rendere un sito “agent-ready”, offrendo flussi di lavoro molto più robusti e performanti rispetto alla vecchia tecnica di manipolazione diretta del DOM.
Gestione della sicurezza e richiesta di interazione all’utente
La gestione della sicurezza e del controllo da parte dell’utente è un pilastro fondamentale dell’architettura WebMCP, che opera esclusivamente in contesti sicuri (SecureContext).
Il protocollo non permette agli agenti di agire in modo totalmente incontrollato; al contrario, include l’interfaccia ModelContextClient che mette a disposizione il metodo requestUserInteraction. Questa funzionalità permette allo strumento, durante la sua esecuzione, di interrompersi per richiedere un intervento umano asincrono, come la visualizzazione di una finestra di conferma o la richiesta di dati sensibili. Questo garantisce che l’utente rimanga sempre al centro del processo decisionale, mantenendo la supervisione finale sulle azioni che l’agente compie per suo conto.
Casi d’uso e applicazioni del WebMCP
E-commerce: configurazione prodotti e navigazione dei flussi di pagamento
L’adozione del WebMCP trasforma radicalmente l’esperienza d’uso del web, permettendo agli agenti IA di gestire attività complesse con una sicurezza e una velocità prima impensabili.
Uno dei settori che trarrà il massimo beneficio da questa tecnologia è senza dubbio l’e-commerce, dove il protocollo permette agli utenti di fare acquisti in modo molto più efficace. Invece di navigare faticosamente tra decine di filtri visivi, l’utente può affidarsi a un agente che, grazie agli strumenti strutturati del sito, è in grado di trovare esattamente il prodotto desiderato, configurare opzioni di acquisto particolari e navigare con precisione chirurgica attraverso i flussi di pagamento. Questo elimina la necessità per l’agente di “indovinare” dove si trova il pulsante per aggiungere al carrello o come procedere alla cassa, rendendo l’intera transazione fluida e priva di errori.
Viaggi: ricerca, filtraggio e gestione prenotazioni con dati strutturati
Nel mondo dei viaggi, il WebMCP risolve la frustrazione tipica della ricerca di soluzioni su misura in mezzo a migliaia di opzioni.
Grazie alla comunicazione diretta tramite dati strutturati, l’agente può cercare e filtrare i risultati per trovare i voli esatti richiesti dall’utente, e garantire risultati accurati ogni volta. L’agente può invocare funzioni specifiche fornite dal sito, come la scelta del posto o la gestione dei dettagli del passeggero, senza dover interpretare l’interfaccia grafica del portale di viaggi, spesso sovraccarica di elementi che potrebbero confondere un’IA tradizionale basata sullo screen scraping.
Assistenza clienti: compilazione automatica di ticket tecnici dettagliati
Un altro scenario di applicazione fondamentale riguarda l’assistenza clienti, un ambito dove la precisione delle informazioni è vitale. Spesso, quando un utente deve segnalare un problema tecnico, fatica a fornire tutti i dati necessari affinché il supporto possa intervenire.
Con il WebMCP, un agente può aiutare l’utente a creare ticket di assistenza estremamente dettagliati, compilando automaticamente tutti i parametri tecnici e il contesto necessari presi direttamente dall’applicazione web. Questo non solo accelera drasticamente i tempi di risoluzione del problema, ma riduce anche il carico di lavoro per i team di supporto, che ricevono richieste complete e strutturate fin dal primo momento.
L’evoluzione del Web Marketing e della SEO
Questa novità costituisce un cambio di paradigma verso flussi di lavoro collaborativi, dove utenti e agenti operano all’interno della stessa interfaccia web sfruttando la logica applicativa esistente.
Per i professionisti del marketing e della SEO, ciò implica la necessità di acquisire nuove competenze per gestire la registrazione e la manutenzione di questi strumenti strutturati attraverso l’interfaccia navigator.modelContext.
L’obiettivo finale è creare un web dove la scoperta di un prodotto o servizio si trasformi immediatamente in azione eseguibile, rendendo l’esperienza dell’utente fluida, precisa e priva delle frizioni tipiche delle attuali interfacce grafiche.
La fine dello “screen scraping” a favore della comunicazione diretta
Il cambiamento più radicale riguarda il superamento della tecnica dello “screen scraping“, ovvero quella pratica lenta e spesso imprecisa in cui gli agenti IA tentano di “indovinare” le funzioni di un sito analizzando i pixel o il codice HTML grezzo per capire quali pulsanti cliccare.
Questo metodo, soggetto a frequenti errori, viene sostituito da una comunicazione diretta e strutturata: attraverso il WebMCP, il sito web comunica esplicitamente all’agente le azioni disponibili tramite un “Contratto degli Strumenti”.
Questa innovazione elimina ogni ambiguità, permettendo ai flussi di lavoro degli agenti di diventare molto più rapidi, robusti e affidabili, poiché non devono più interpretare l’interfaccia ma possono richiamare direttamente le funzioni necessarie.
La nuova SEO tecnica: rendere i siti “Agent-Ready”
Il concetto di SEO tecnica si espande per includere la missione di rendere i siti “Agent-Ready”, ovvero pronti per essere utilizzati dagli agenti. Non si tratta più soltanto di ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca tradizionali, ma di esporre strumenti strutturati che permettano agli assistenti IA di eseguire azioni per conto dell’utente, come prenotare un volo o gestire dati complessi.
Gli esperti del settore considerano questa evoluzione come il più grande spostamento nel campo della SEO tecnica dai tempi dell’introduzione dei dati strutturati, sottolineando come l’integrazione di questi protocolli diventerà presto un requisito fondamentale per mantenere la visibilità e la funzionalità dei siti dei clienti in un ecosistema dominato dall’intelligenza artificiale.
Spostamento dell’ottimizzazione dal DOM all’esecuzione di strumenti
Parallelamente, assistiamo a uno spostamento fondamentale dell’ottimizzazione: l’attenzione si muove dal Document Object Model (DOM), ovvero la struttura puramente visuale e testuale della pagina, verso l’esecuzione di strumenti. Se in passato la SEO si concentrava su come la pagina appariva e veniva letta, ora il focus è sulla capacità del sito di fornire API dichiarative e imperative che fungano da ponte tra l’applicazione web e l’agente del browser.
Questo significa che il marketing digitale dovrà dare priorità alla definizione di questi strumenti JavaScript, assicurando che siano descritti in linguaggio naturale in modo che l’IA possa capire quando e come utilizzarli correttamente.
La connessione con UCP (Universal Commerce Protocol)
La connessione tra il WebMCP e l’UCP, ovvero l’Universal Commerce Protocol, rappresenta il tassello finale per completare il puzzle del commercio elettronico nell’era dell’intelligenza artificiale.
Mentre il WebMCP si occupa di fornire all’agente gli strumenti per navigare nel sito e configurare il carrello, l’UCP agisce come il vero e proprio motore che abilita il checkout nativo direttamente all’interno delle interfacce IA, come la AI Mode di Google. Questa integrazione permette di superare la frammentazione del percorso d’acquisto, dove in precedenza l’utente veniva rimbalzato tra l’assistente e il sito esterno per completare il pagamento.
La sinergia operativa tra questi due protocolli crea un flusso di lavoro perfettamente coordinato in cui il WebMCP gestisce la fase di interazione e l’UCP quella di transazione. Immaginiamo un utente che cerca un prodotto specifico su piattaforme come Etsy o Wayfair tramite un assistente IA: l’agente utilizza le API del WebMCP per identificare l’articolo corretto, selezionare le varianti desiderate e inserirlo nel carrello virtuale sfruttando la comunicazione strutturata con il sito. A quel punto, l’UCP entra in gioco per gestire il processo di checkout in modo sicuro e immediato, consentendo all’utente di premere semplicemente un pulsante di acquisto senza dover abbandonare l’interfaccia dell’IA.
Questa evoluzione porta a un’esperienza d’acquisto fluida di nuova generazione, dove gli assistenti IA non sono più semplici consiglieri, ma diventano agenti attivi capaci di portare a termine l’intero ciclo commerciale per conto dell’utente.
Grazie all’UCP, il checkout diventa un’estensione naturale della conversazione con l’intelligenza artificiale, eliminando le frizioni tecniche e le ambiguità che spesso caratterizzano le attuali interfacce web.
La combinazione di queste tecnologie trasforma radicalmente il rapporto tra consumatore e rivenditore, rendendo il web un ambiente dove la scoperta del prodotto e la transazione finale si fondono in un unico, rapido momento agentico.










