Perché alcuni siti continuano a crescere mentre altri scompaiono dai risultati di ricerca?
Per molti anni la risposta sembrava semplice. Bastava lavorare sulla SEO, migliorare il posizionamento su Google e intercettare traffico organico. Se un contenuto raggiungeva le prime posizioni della SERP, la pagina dei risultati dei motori di ricerca, la visibilità online aumentava quasi automaticamente.
Oggi le dinamiche sono cambiate di pari passo con le tecnologie. La ricerca sul web si è trasformata in un ecosistema distribuito dove convivono motori tradizionali, piattaforme social, assistenti AI e strumenti di risposta automatica. Gli utenti scoprono contenuti e prodotti attraverso percorsi molto più complessi rispetto al passato.
Un prodotto può emergere in una recensione su YouTube, in un video su TikTok, in una risposta di ChatGPT o in una sintesi generata da Google AI Overview. Il sito web resta centrale, ma non rappresenta più l’unico punto di accesso alle informazioni.
Per parlare di visibilità sul web bisogna partire da come cambiano i comportamenti degli utenti, come si evolvono i motori di ricerca e quali segnali permettono a un brand di emergere tra migliaia di contenuti simili.
Cos’è la visibilità online e perché oggi sta cambiando
La visibilità online rappresenta la capacità di un sito web, di un brand o di un contenuto di emergere nei luoghi in cui gli utenti cercano informazioni, prodotti o soluzioni. Per molti anni questo concetto è stato associato quasi esclusivamente al posizionamento nei risultati di Google. In realtà il panorama digitale è diventato molto più articolato e la presenza sul web dipende da un insieme di fattori che vanno ben oltre la SERP tradizionale.
Evoluzione dei motori di ricerca
Ma qual è il panorama attuale che si trovano ad affrontare siti web e e-commerce? In origine il funzionamento dei motori di ricerca era relativamente semplice: l’algoritmo analizzava le pagine disponibili e restituiva una lista ordinata di risultati, basata su criteri come pertinenza delle parole chiave, link ricevuti e qualità tecnica del sito.
Questo modello ha funzionato per oltre vent’anni e ha permesso a molte aziende di aumentare il traffico del sito lavorando soprattutto sulla SEO tradizionale. Con l’introduzione dei sistemi basati sull’intelligenza artificiale, però, la logica della ricerca ha iniziato a cambiare.
Oggi le piattaforme, per gran parte delle ricerche di tipo informazionale, generano risposte sintetiche, aggregando informazioni provenienti da più fonti. Strumenti come AI Overviews di Google o assistenti conversazionali come ChatGPT e Gemini selezionano i contenuti che considerano più affidabili e li rielaborano per fornire una risposta immediata all’utente.
Ecco perché, per migliorare la visibilità del sito su Google, è necessario lavorare sulla propria autorità di brand, in modo da diventare una fonte riconosciuta e citabile all’interno delle risposte generate dai motori di ricerca.
Cambiamento del comportamento degli utenti
Parallelamente all’evoluzione tecnologica si è trasformato anche il modo in cui le persone cercano informazioni. La ricerca online non segue più un percorso lineare che parte da Google e termina su un sito web.
Molti utenti iniziano la scoperta di un prodotto direttamente sui social, consultano recensioni su YouTube, leggono discussioni su forum o chiedono un parere a un assistente AI. Questo comportamento distribuisce la visibilità in internet su una rete di touchpoint sempre più ampia.
Per un e-commerce o per un’azienda che cerca nuovi clienti, questo significa che la presenza digitale deve essere costruita in modo più articolato. Il sito web resta il punto di riferimento centrale, ma la scoperta del brand avviene spesso altrove.
Visibilità online e AI: cosa sta succedendo davvero
Una delle trasformazioni più radicali è arrivata con l’introduzione dei cosiddetti “motori di risposta”, ovvero strumenti di ricerca basati su AI che non si limitano a elencare link, ma offrono direttamente la risposta all’utente. ChatGPT con browsing, Perplexity AI, Bing Copilot e soprattutto Google AI Overview sono esempi di questo nuovo paradigma. Come influiscono sul processo di ricerca?
Risposte AI e riduzione del traffico diretto
L’evoluzione dell’ecosistema informativo è stato il terreno fertile su cui è nato il temutissimo fenomeno delle ricerche senza clic. Abbiamo visto che, in molti casi, l’utente trova la risposta direttamente nella pagina dei risultati e non ha più bisogno di visitare il sito da cui l’informazione è stata estratta.
Le sintesi generate dall’intelligenza artificiale, come quelle presenti nelle AI Overview di Google o nei motori conversazionali, aggregano contenuti provenienti da più fonti e li presentano in forma riassunta. La conseguenza è che si riduce il traffico informativo superficiale, ma aumenta l’importanza delle fonti che vengono selezionate per costruire la risposta.
Per un’azienda, questo significa che il contenuto deve essere strutturato per convincere un’intelligenza artificiale a usarlo come base per la sua risposta, anche se non genera un accesso diretto al sito.
Nuovi punti di contatto tra utenti e contenuti
L’intelligenza artificiale però non ha rivoluzionato solo i motori di ricerca. Ha ampliato anche i luoghi in cui gli utenti scoprono informazioni e prodotti. Oggi la ricerca avviene attraverso una combinazione di strumenti e piattaforme che convivono nello stesso percorso decisionale.
Un utente può iniziare la ricerca su Google, approfondire con un assistente conversazionale, guardare un video su YouTube e confrontare opinioni sui social. Ogni passaggio contribuisce a costruire la percezione del brand.
Per questo motivo la presenza digitale va costruita nell’ottica della multicanalità. Naturalmente, i contenuti devono essere progettati per emergere in ambienti diversi, mantenendo coerenza tra sito web, piattaforme social, contenuti editoriali e strumenti AI.
Visibilità online per e-commerce: come è cambiata (e come cambierà)
Se la scoperta dei prodotti avviene lungo percorsi frammentati, il cliente può scoprirti tramite una recensione, un confronto tra alternative o una risposta generata da un assistente AI. In molti casi l’utente arriva sul sito quando la valutazione è già iniziata. La visibilità dell’e-commerce si costruisce quindi prima e dopo la visita al sito, attraverso una presenza coerente nei diversi ambienti digitali.
Universal Commerce Protocol e Direct Checkout
Alcune innovazioni introdotte negli ultimi anni confermano con chiarezza quanto stiamo dicendo. Pensiamo, per esempio, al recente modello di acquisto annunciato da Google e Shopify attraverso il sistema di Universal Commerce Protocol, un protocollo che permetterà ai negozi online di parlare direttamente con le Intelligenze Artificiali. Ma in che modo?
Il Direct Checkout su Gemini e AI Mode (di cui abbiamo parlato in un nostro articolo di blog) è l’applicazione pratica dello UCP: questa funzionalità “agentic”, permette agli utenti di gestire l’intero ciclo di vita di un acquisto di un prodotto — dalla sua scoperta alla transazione finale — direttamente all’interno dei risultati di ricerca o dell’interfaccia Gemini, senza mai dover atterrare su siti esterni. Il protocollo poi funge da “ponte tecnico” che permette all’AI di Google di completare acquisti dallo store.
In parole semplici, quando un utente su Gemini chiede “voglio un tappeto per la sala da pranzo”, l’AI usa UCP per interrogare il tuo sito, verificare stock/prezzi, applicare sconti (come Direct Offers sponsorizzati) e chiudere la transazione direttamente con Google Pay – tutto senza lasciare l’app o Search AI Mode, in meno di 10 secondi.
L’obiettivo è ridurre le frizioni lungo il percorso che porta l’utente dalla ricerca alla transazione. I contenuti pubblicati online devono quindi essere strutturati in modo chiaro e facilmente interpretabile dai sistemi che analizzano informazioni sui prodotti, prezzi e caratteristiche tecniche.
Product Thought Page, la scheda prodotto per le AI
Per adattarsi a uno scenario del genere, deve cambiare il modo in cui le aziende strutturano la propria strategia di contenuto. Le schede prodotto, in particolare, hanno bisogno di essere una fonte informativa che può essere analizzata e citata da motori di risposta, assistenti AI e piattaforme di comparazione.
È da questa esigenza che nasce il concetto di Product Thought Page (PTP). Una scheda prodotto che organizza le informazioni sulla base di quattro principi:
- Atomicità
Ogni sezione deve poter essere letta e citata autonomamente. - Prompt-awareness
Il contenuto anticipa le domande che l’utente o l’AI potrebbero generare. - Ricchezza di entità
Il prodotto viene collegato a concetti, problemi e alternative (benefici, materiali, utilizzi). - Chiarezza binaria
Comparazioni, pro e contro, dati chiari che l’AI può interpretare senza ambiguità.
Solo così possiamo superare i primi giudici del nostro catalogo: gli algoritmi dei modelli AI.
Strategie di web marketing per aumentare la visibilità online
Se per aumentare la visibilità c’è bisogno di un approccio più articolato rispetto al passato, è naturale che SEO, contenuti e campagne di marketing debbano operare in modo coordinato. Vediamo quali sono i fattori per incrementare la presenza online di un brand.
SEO inferenziale
La SEO tradizionale ha costruito per anni gran parte della visibilità dei siti web. Oggi resta una componente fondamentale, ma deve evolvere per adattarsi a motori di ricerca che utilizzano modelli di intelligenza artificiale.
Proprio per questo in agenzia stiamo applicando il metodo SEO inferenziale, sviluppato in Be-We per progettare contenuti che possano essere interpretati e collegati all’interno dell’ecosistema informativo della rete.
I motori generativi, infatti, analizzano relazioni tra entità, contesto semantico e affidabilità delle fonti. Per questo i contenuti devono essere strutturati in modo chiaro, organizzati in blocchi informativi autonomi e capaci di anticipare le domande che gli utenti pongono durante il loro percorso di ricerca.
Un contenuto progettato in questo modo non punta solo al ranking. Diventa una risorsa che può essere citata nelle risposte generate dall’AI e associata con continuità a uno specifico ambito tematico.
Contenuti, brand e autorevolezza
Inutile dire che i contenuti rappresentano uno dei pilastri portanti della visibilità sul web. Ricordiamo però che la quantità non batte la qualità. A contare davvero è la capacità di costruire una presenza editoriale coerente.
Guide approfondite, analisi di strumenti, confronti tra soluzioni e casi pratici contribuiscono a rafforzare l’autorevolezza di un sito, perché fanno emergere il fattore umano che si cela dietro il contenuto, quell’Experience reale tanto ricercata da Google come indice di autorevolezza (ci riferiamo ai principi EEAT di Google). Nel tempo questi contenuti creano una rete informativa che permette ai motori di ricerca di associare il brand a un determinato settore.
Ma la reputazione digitale si costruisce anche al di fuori del sito, tramite citazioni del brand, collaborazioni con altre realtà del settore e menzioni su testate e portali autorevoli.
Campagne di advertising strategiche
Le campagne di adv completano questo ecosistema. Advertising e contenuti non devono essere considerati strumenti separati, ma leve complementari per amplificare la presenza digitale.
Le campagne pubblicitarie, infatti, consentono di intercettare nuovi pubblici e di accelerare la diffusione dei contenuti più rilevanti. Allo stesso tempo offrono dati preziosi sulle ricerche degli utenti, sui messaggi più efficaci e sui segmenti di pubblico più interessati.
Come migliorare la visibilità online: consigli pratici
Insomma, la presenza sul web deve crescere nel tempo attraverso un insieme di azioni coordinate che coinvolgono contenuti, canali e strategia di marketing automation. Chi lavora su questi elementi in modo coerente riesce a intercettare più momenti del percorso di ricerca degli utenti. Ma come fare?
- Il primo passo consiste nell’analizzare dove avviene la scoperta del brand. Alcuni settori generano gran parte delle ricerche su Google, altri si sviluppano soprattutto attraverso social, video o community verticali. Capire dove si muove il pubblico aiuta a distribuire meglio gli sforzi editoriali e le attività di marketing.
- Un secondo aspetto riguarda la qualità dei contenuti. Guide, tutorial, analisi di strumenti e confronti tra soluzioni offrono risposte utili e aumentano la probabilità che una pagina venga citata o condivisa. Questo tipo di materiale rafforza la credibilità del progetto nel tempo.
- È importante anche lavorare sulla coerenza tra i diversi touchpoint digitali. Il sito web, i profili social, le campagne pubblicitarie e le attività di digital PR devono trasmettere lo stesso messaggio e sostenersi a vicenda. Quando questi elementi operano in modo coordinato, la presenza del brand diventa più riconoscibile.
- Un ultimo fattore riguarda la continuità. I progetti che crescono nel lungo periodo mantengono un ritmo costante di pubblicazione e aggiornano i contenuti più importanti. Questa attività progressiva permette di consolidare la reputazione e di aumentare il traffico qualificato nel tempo.
Aumentare il traffico del sito web: il ruolo della digital reputation
Il traffico qualificato sempre più spesso nasce dalla reputazione che un progetto digitale costruisce nel proprio settore.
La reputazione digitale si sviluppa attraverso molte forme di presenza online:
- articoli pubblicati su portali di settore,
- collaborazioni con esperti,
- menzioni all’interno di studi o ricerche.
Tutti questi elementi contribuiscono a creare un contesto informativo riconoscibile e rafforzare la credibilità del brand.
Un ruolo importante è svolto, in questo senso, dalle attività di digital PR. Interviste, partecipazioni a eventi, contributi editoriali e collaborazioni con altre realtà del settore permettono di ampliare la visibilità del progetto oltre i confini del proprio sito.
Questo processo genera nuovi accessi, ma realizza una rete di riferimenti che aiuta motori di ricerca, piattaforme social e sistemi basati sull’intelligenza artificiale a riconoscere il brand come fonte affidabile all’interno di un determinato ambito tematico.
Come misurare la visibilità online nel nuovo scenario
Osservare la presenza digitale di un brand richiede oggi strumenti e indicatori diversi rispetto al passato. Per molti anni il parametro principale è stato il traffico proveniente dai motori di ricerca. Questo dato resta utile, ma non racconta più l’intero quadro.
Soprattutto perché la scoperta dei contenuti avviene attraverso numerosi touchpoint. Analizzare la performance di un progetto digitale richiede quindi uno sguardo più ampio.
Metriche utili e vanity metrics
Una delle prime distinzioni da fare riguarda il valore reale dei dati raccolti. Alcune metriche offrono indicazioni concrete sulla crescita di un progetto, mentre altre producono numeri che appaiono positivi ma non riflettono un reale interesse da parte degli utenti.
Tra gli indicatori più utili rientrano il traffico qualificato, il tempo di permanenza sulle pagine, le interazioni con i contenuti e le conversioni generate dal sito. Questi dati permettono di capire se il pubblico trova informazioni rilevanti e se il percorso di navigazione conduce verso l’azione da noi desiderata.
Esistono poi indicatori più superficiali, spesso definiti vanity metrics. Non è possibile fornire una lista precisa di queste metriche, perché dipendono dagli obiettivi del progetto. Il consiglio che ti possiamo dare è quello di evitare di monitorare numeri non collegati agli obiettivi concreti del tuo business, perché possono offrire una percezione distorta delle performance.
Per questo motivo è importante osservare i dati in modo contestuale. L’analisi deve collegare la presenza del brand nei diversi canali digitali con i comportamenti reali degli utenti. Solo così diventa possibile capire se la strategia adottata sta producendo risultati concreti.
Esempio pratico di strategia di visibilità online integrata
Per capire come questi elementi possano lavorare insieme, passiamo a un caso concreto. Il progetto sviluppato da Be-We per Figevida, e-commerce italiano specializzato nella vendita di ricambi per elettrodomestici, è un ottimo esempio da cui partire, anche perché opera in un settore altamente competitivo e caratterizzato da una forte pressione sui prezzi (con operatori presenti online da molti anni sul web).

All’avvio del progetto sono emerse subito alcune criticità strutturali. La piattaforma presentava una forte complessità tecnica legata alla gestione di componenti JavaScript e a una struttura di indicizzazione articolata. Inoltre il brand partiva con una notorietà inferiore rispetto ai principali competitor, che disponevano già di un’ottima reputazione tra gli utenti.
Per affrontare questa situazione è stata sviluppata una strategia integrata basata su tre pilastri principali.
- Il primo ha riguardato la SEO tecnica e l’ottimizzazione dell’indicizzazione. Sono stati revisionati parametri, canonical e gestione del crawling per migliorare la comprensione del sito da parte dei motori di ricerca.
- Il secondo pilastro ha coinvolto il piano editoriale. Sono stati creati contenuti informativi organizzati in cluster tematici, progettati per intercettare le domande degli utenti e collegare in modo naturale articoli, categorie e prodotti.
- Il terzo livello ha riguardato le attività di Digital PR. Collaborazioni con testate verticali e pubblicazioni su portali di settore hanno contribuito ad aumentare menzioni qualificate e collegamenti autorevoli verso il sito.
Questa combinazione di interventi ha prodotto una crescita progressiva e misurabile. Nel corso dell’anno il progetto ha registrato un aumento significativo del traffico organico e del numero di query posizionate nelle prime posizioni dei risultati di ricerca. La visibilità complessiva del dominio è cresciuta del +64,72%, dimostrando come un approccio integrato possa trasformare la presenza digitale in un reale motore di crescita.
Questo tipo di risultati è il frutto di una strategia che unisce SEO, contenuti e reputazione digitale in un sistema coerente capace di consolidarsi nel tempo.
