Sì, quando si parla di motori di ricerca, il pensiero va quasi sempre su Google. Il colosso di Mountain View domina le abitudini, le metriche e le strategie, al punto che spesso “motore di ricerca” e “Google” diventano sinonimi. È una semplificazione comprensibile, ma riduttiva. Il motivo è semplice: si tratta di gran lunga del motore di ricerca più utilizzato in Italia e, di fatto, nel mondo. Ne consegue, dunque, che le strategie del consulente SEO di professione sono rivolte prima di tutto proprio verso Google, eccezion fatta per casi molto particolari. Ma non esiste di certo solo lui, anzi: lì fuori ci sono tanti altri motori di ricerca, ognuno dei quali ha un suo perché – o almeno, quasi tutti.
La ricerca online, di fatto, è molto più articolata: esistono motori che rispondono a esigenze specifiche, piattaforme che privilegiano la privacy, strumenti pensati per ambiti verticali e, naturalmente, i sempre più diffusi motori di ricerca AI. Conoscere questo panorama ci aiuta a capire come stanno cambiando le logiche della visibilità, del posizionamento e della scelta strategica.
Qui, dunque, vogliamo presentarti i motori di ricerca più usati oltre a Google, partendo dal presupposto che – in linea di massima – un sito web ben ottimizzato per mister G lo è anche per tutti i motori di ricerca alternativi. Però non si sa mai: potresti scoprire che, per i più diversi motivi, una fetta consistente del tuo pubblico non utilizza Google, quanto invece Bing, Perplexity o persino Ecosia!
Cos’è un motore di ricerca e perché ce ne sono così tanti
Per capire perché esistano così tanti motori di ricerca bisogna partire dalla definizione stessa dello strumento. Un motore di ricerca è un sistema automatico che raccoglie informazioni dal web, le organizza in un indice e le restituisce in risposta a una query. Questa funzione di base è comune a tutti, ma il modo in cui viene interpretata cambia profondamente in base agli obiettivi del motore stesso.
C’è chi punta sulla completezza dell’indice, chi sulla tutela dei dati personali, chi su un ambito specifico come la ricerca scientifica o educativa. Google resta il riferimento principale e chi lavora sul posizionamento continua a partire da lì. Ecco perché, per chi vende online o vuole fare lead generation, è così importante posizionarsi su Google con la SEO. Tuttavia, la frammentazione dei motori nasce proprio dal fatto che la ricerca non risponde a un solo bisogno. Ogni alternativa intercetta un’esigenza che un motore generalista fatica a coprire fino in fondo.
Perché conoscere i motori di ricerca oltre a Google
Conoscere i motori di ricerca ci permette di capire come si distribuisce l’attenzione online. Anche se Google resta il punto di accesso principale al web, una parte crescente delle ricerche avviene in ambienti diversi, spesso scelti per motivi precisi. C’è chi privilegia la riservatezza dei dati, chi è attento alle questioni ambientali, oppure ancora chi cerca risultati meno personalizzati, chi lavora in ambiti dove contano solo fonti accademiche o database certificati.
In questi casi, Google diventa uno dei tanti canali possibili. Chi si occupa di SEO e visibilità sul web, sa che l’ecosistema di ricerca è fatto di percorsi diversi, ciascuno con regole e aspettative differenti, che incidono sul modo in cui i contenuti vengono trovati e interpretati.
Quando ha senso ottimizzare per più motori di ricerca
Ottimizzare per più motori di ricerca ha senso quando il pubblico di riferimento per un business online non si concentra in un solo ambiente. Succede spesso nei mercati internazionali, dove Google non è dominante, oppure in nicchie specifiche in cui la ricerca passa da strumenti verticali o orientati alla privacy. Vale anche per i progetti informativi, che puntano sulla qualità e sulla chiarezza dei contenuti più che sulla sola competizione di keyword.
Lavorare su struttura, semantica e coerenza permette al contenuto di funzionare su più piattaforme senza, per forza, raddoppiare lo sforzo. Una consulenza SEO professionale, sa individuare tutte queste opportunità, perché valuta in modo preciso contesto, obiettivi e priorità prima di decidere dove investire tempo e risorse. Decidere di ampliare il perimetro della ricerca quindi deve essere una scelta ben ponderata, in risposta a necessità specifiche emerse durante l’analisi SEO di un sito web.
I motori di ricerca più usati oggi e le differenze per il business
Partiamo da una premessa, usare esclusivamente il dato numerico per orientare la scelta, non è la decisione migliore. Le quote di mercato aiutano sicuramente a capire dove si concentra il traffico, ma non spiegano come quel traffico si comporta né che tipo di valore può generare. Google resta dominante in gran parte dei Paesi occidentali, mentre Bing mantiene una presenza stabile grazie all’integrazione con l’ecosistema Microsoft.
In altri contesti geografici la situazione cambia in modo netto: Baidu in Cina e Yandex in Russia dimostrano come anche la ricerca sul web rifletta i confini culturali, normativi e tecnologici. Queste differenze incidono sul modo in cui i contenuti vengono intercettati e valutati. Un motore molto usato tende a premiare la coerenza e la solidità nel tempo, mentre uno più di nicchia può valorizzare meglio contenuti specializzati o meno condizionati dalla personalizzazione. Identificare i motori da presidiare non può prescindere dunque da studio di settore e analisi di mercato, perché visibilità e opportunità non coincidono sempre con i volumi più alti.
Elenco dei motori di ricerca: ecco i principali
Per permetterti di orientarti rapidamente tra alternative diverse, abbiamo suddiviso i motori in base alla loro natura e al tipo di ricerca che supportano. Vediamo allora tutti i motori di ricerca più conosciuti.
Motori di ricerca generalisti
I motori di ricerca generalisti puntano a coprire il maggior numero possibile di ricerche, perché sono progettati per produrre risultati su qualsiasi argomento, integrando anche servizi complementari quali mappe, notizie o immagini.
- Google – Il motore di ricerca più utilizzato al mondo, basato su un indice proprietario molto esteso e su sistemi avanzati di analisi semantica, intelligenza artificiale (con AI Mode e AI Overviews) e personalizzazione dei risultati.
- Bing – Il motore sviluppato da Microsoft, diffuso soprattutto in ambito desktop e aziendale grazie all’integrazione con Windows e con l’ecosistema Microsoft. Insomma, un altro ‘grande’ tra i motori di ricerca. Bing da desktop detiene l’11.4% delle ricerche a livello mondiale (dati StatCounter, luglio 2025), in crescita rispetto all’8,6% del 2023. Nessuna strategia SEO dovrebbe trascurare del tutto Bing: sarebbe come rinunciare a priori a circa 11 potenziali clienti su 100. Perché mai farlo?
- Yahoo! – L’ultimo “grande” concorrente di Google a livello mondiale. È infatti usato da circa il 2% degli utenti. Si tratta di un portale che si distingue in modo netto dallo stile minimale di Google, oggi basato in gran parte sui risultati di Bing. Più che un portale di ricerca, in effetti, Yahoo! è una piattaforma di servizi, che mira a raggruppare in un unico portale quante più informazioni possibili all’utente. Di fatto si tratta di un sito molto utile per chi ha poca dimestichezza con la rete, e che cerca dunque una pagina di partenza dalla quale trovare sempre degli spunti di navigazione. Si può comunque utilizzare la ricerca di Yahoo digitando la query nella barra in alto e premendo invio (o l’icona della lente d’ingrandimento).
- Baidu – Il principale motore di ricerca in Cina, pensato in modo specifico per il mercato cinese e il contesto normativo locale. Dati alla mano, il secondo motore di ricerca più utilizzato, usato da circa l’80% dei cinesi (oltre 700 milioni di persone). Un’azienda che ha un interesse particolare nel mercato cinese, quindi, dovrebbe guardare soprattutto a questo search engine, che si presenta con un design minimal, proprio come Google. Lo scoglio principale è, indubbiamente, di tipo linguistico.
- Yandex – In Russia e in alcuni paesi dell’Europa orientale, Google se la vede invece con Yandex, il quale viene utilizzato da circa la metà degli utenti russi. A livello mondiale, però, si tratta solo dell’1% circa degli utenti. L’altra metà degli utenti russi utilizza soprattutto Google, grazie alla spinta dei dispositivi mobili, i quali vengono venduti, nella maggior parte dei casi, con il sistema operativo Android, e quindi con Google come motore di ricerca predefinito.
Motori di ricerca verticali e specializzati
I motori di ricerca specializzati nascono per rispondere a esigenze specifiche che i generalisti coprono solo in parte. Analizziamone alcuni.
- Motori orientati alla privacy (DuckDuckGo, Startpage, Brave Search) – Privilegiano ricerche non tracciate e risultati non personalizzati.
- Motori accademici e scientifici (Google Scholar, PubMed, JSTOR) – Indicizzano articoli scientifici, studi peer-reviewed e pubblicazioni accademiche.
- Motori per bambini (Kiddle, Qwant Junior, Ricerche Maestre) – Utilizzano filtri rigorosi e whitelist per garantire contenuti adatti ai minori. Utile no?
- Motori ecologici (Ecosia) – Destinano parte dei ricavi pubblicitari a progetti ambientali come la riforestazione. Ecosia, infatti, è stato realizzato per aiutare l’ambiente. Ma come può un portale online aiutare la natura? Semplice: la piattaforma si appoggia all’algoritmo di Bing ma l’80% degli introiti pubblicitari dell’azienda, che vengono generati proprio dalla navigazione degli utenti, viene utilizzato per piantare alberi in Perù, Burkina Fasu, Madagascar e Indonesia. Chi si rivolge a un pubblico particolarmente attento all’ambiente, insomma, dovrebbe tenerlo in considerazione.
- Motori computazionali (WolframAlpha) – Forniscono risposte calcolate e dati strutturati invece di elenchi di pagine web.
La lista degli altri motori di ricerca oltre a Google, va detto, potrebbe continuare per molte altre pagine: Qwant, Ask.com, GoodSearch, il coreano Daum, Seznam in Repubblica Ceca, Mojeek, Hotbot, Gibiru, Startpage (che ha acquisito nel 2018 anche Ixquick), Dogpile… esistono davvero un sacco di search engine che rubano una – per quanto piccolissima – fetta di pubblico a Google, ed è interessante visitarne alcuni per capire le differenze.
Motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale
Gli ultimi anni sono stati un continuo nascere di motori di ricerca AI. In questi sistemi la ricerca diventa conversazionale, multi-fonte e progressiva: la risposta prende forma dall’elaborazione di più contenuti, selezionati e collegati in base al contesto della domanda. Ma quali sono i principali?
- ChatGPT Search – Integra la ricerca online direttamente nel dialogo con il modello linguistico. La modalità di ricerca entra in funzione quando servono informazioni aggiornate o esterne al dataset, mentre la ricerca approfondita consente analisi più estese e strutturate.
- Perplexity AI – Motore di ricerca progettato per fornire risposte concise e verificabili, grazie alle fonti evidenziate in modo chiaro e alla struttura orientata alla consultazione professionale.
- Google AI Overviews e AI Mode – È il sistema di cui abbiamo parlato prima, quello che affianca alla ricerca tradizionale di Google brevi sintesi generate dall’intelligenza artificiale, pensate per risposte rapide a ricerche informazionali semplici. AI Mode è l’evoluzione più avanzata della ricerca Google, disponibile da fine 2025 anche in Italia. Gestisce domande complesse in modo conversazionale, esplora più fonti contemporaneamente e consente interazioni di follow-up per ottenere risposte più approfondite.
- Komo AI – Motore di ricerca AI orientato alla personalizzazione. Si possono usare mappe concettuali, assistenti specializzati e dà la possibilità di selezionare modelli e fonti diverse.
Come cambiano le strategie SEO in base al motore di ricerca
Le strategie SEO cambiano perché cambiano le aspettative del motore e il modo in cui interpreta i contenuti. I principi tecnici di base restano validi ovunque. Gli elementi che facilitano la lettura algoritmica sono sempre quelli:
- sito accessibile,
- struttura chiara,
- testi comprensibili.
Tuttavia, ogni motore attribuisce peso diverso ai segnali. I generalisti tendono a valorizzare la solidità complessiva del dominio e la coerenenza tematica nel tempo, mentre i motori orientati alla privacy riducono l’impatto della personalizzazione e mettono al centro la pertinenza diretta rispetto alla query. Nei contesti verticali, invece, la qualità si misura soprattutto nella capacità di rispondere a un bisogno preciso, con fonti riconoscibili e contenuti ben contestualizzati.
Scrivere pensando a un solo motore diventa limitante. Lavorare sulla chiarezza semantica e sulla struttura dei contenuti permette di adattarsi a logiche diverse senza moltiplicare le versioni, proprio come cerchiamo di fare con il metodo della SEO Inferenziale, intesa come approccio capace di rendere il contenuto leggibile, interpretabile e utilizzabile da sistemi di ricerca differenti, soprattutto quelli che integrano l’intelligenza artificiale.
Motori di ricerca e AI: cosa sta cambiando davvero
Avrai notato quanto l’introduzione dell’AI in SERP stia modificando il modo in cui i motori di ricerca restituiscono le informazioni. La ricerca ora tende a sintetizzare, collegare e spiegare. Nei motori generalisti ciò si traduce in risposte sempre più articolate direttamente nella pagina dei risultati, sopra la lista dei risultati; nelle piattaforme emergenti l’AI invece è proprio il centro dell’esperienza, con output che integrano più fonti e riducono il passaggio tra query e contenuto.
Una trasformazione del genere, incide per forza sul valore dei testi pubblicati online. Un contenuto scritto in modo confuso o frammentario fatica a essere interpretato, mentre uno strutturato con chiarezza semantica e nessi logici evidenti risulta più facile da riassumere e contestualizzare. Ne consegue che la visibilità non dipende solo dalla posizione in SERP, ma dalla capacità del contenuto di essere compreso e utilizzato come base informativa dai sistemi AI.
Come scegliere su quali motori di ricerca investire: i nostri consigli
Scegliere su quali motori di ricerca investire richiede una valutazione tutt’altro che superficiale. Il primo criterio resta l’obiettivo: un progetto informativo, un e-commerce o una strategia di lead generation rispondono a logiche diverse e intercettano utenti con aspettative differenti.
Conta poi il target, perché abitudini, sensibilità alla privacy e modalità di ricerca incidono su dove e come avviene l’incontro con i contenuti.
Infine pesa il tipo di informazione che si vuole rendere visibile. Contenuti chiari, strutturati e contestualizzati funzionano su più motori perché si adattano a sistemi di lettura diversi, inclusi quelli basati su intelligenza artificiale.
Per questo motivo ha poco senso disperdere risorse nel presidiare ogni piattaforma disponibile. È più efficace capire quali motori incidono davvero sul percorso dell’utente e costruire contenuti in grado di mantenere valore anche quando cambiano le interfacce, i formati e le modalità di restituzione dei risultati, perché è su questa continuità che si misura una strategia di visibilità solida nel tempo.
