Articolo scritto da Argomento: SEO e posizionamento sui motori 0 Commenti

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Ti sei mai chiesto come fa Google a ordinare i risultati da mostrare agli utenti, classificando migliaia e migliaia di pagine? Oggi conosciamo molti dei fattori SEO, anche se non sappiamo con certezza il loro peso e la combinazione con altri elementi. Tra i più grandi dubbi che ci hanno sempre tartassato c’è quello relativo alla qualità: come fa Google a capire qual è la reale qualità di una pagina? Ebbene, da un po’ di tempo a questa parte si è potuto fare luce su questo argomento, anche e soprattutto grazie al trittico che i consulenti SEO hanno imparato a conoscere come EAT (acronimo di Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness, ovvero Competenza, Autorevolezza e Attendibilità). Ma di cosa stiamo parlando? Facciamo un passo indietro!

EAT e le Search Quality Evaluator Guidelines

Tre anni fa Google ha rilasciato le Search Quality Evaluator Guidelines, ovvero un testo di circa 160 pagine destinato ai suoi esaminatori (assunti per analizzare i contenuti online e aiutare così gli ingegneri di Mountain View a migliorare i loro algoritmi). Non serve però sottolineare che questo documento è di imprescindibile importanza anche per le agenzie SEO: da quel momento, infatti, abbiamo avuto la definitiva conferma della grande importanza della qualità dei contenuti per il posizionamento delle nostre pagine.

In questo documento si può infatti leggere che, agli occhi di Google, alcuni tipi di contenuti, per essere giudicati di qualità – e quindi per finire tra le prime posizioni – devono essere scritti da persone competenti e devono essere inoltre autorevoli e attendibili. Questa regola viene per l’appunto riassunta con l’acronimo EAT.

A confermare l’importanza del paradigma EAT c’è un continuo aggiornamento degli algoritmi di Google. Le analisi effettuate dimostrano che i siti con un livello basso di EAT sono quelli che hanno conosciuto una maggiore penalizzazione. Quindi sì, Google sta affilando le lame per offrire ai propri utenti i contenuti migliori e quelli più affidabili: chi si occupa della creazione e della gestione dei contenuti online, dunque, deve capire il funzionamento e l’applicazione dei principi EAT, così da non veder peggiorare in tempi brevi la propria posizione sui motori di ricerca.

Come si fa a stabilire la EAT di un sito web?

Sono dunque 3 i fattori che gli esaminatori di Google verificato per capire la qualità di un sito web e per istruire di conseguenza il motore di ricerca: Expertise, Authoritativeness e Trustworthiness. Una pagina scritta da un non esperto in materia può essere potenzialmente penalizzata; un contenuto ritenuto non affidabile non può comparire nelle prime posizioni; una risorsa non può primeggiare se la sua autorevolezza non è confermata dalla comunità che la circonda.

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Tutto questo, però, non ci aiuta a capire nel concreto come la EAT delle pagine web viene calcolata. Per capirlo bisogna andare ancora più in profondità nell’analisi del manuale scritto da Google per i suoi quality rater (puoi trovare qui le linee guida su cui si basa Google per valutare la qualità di una pagina).

EAT: Expertise

Partiamo dalla pretesa di competenza. Il presupposto di Google è semplice: chi vuole informare o istruire il pubblico su un determinato topic deve essere un esperto in quella nicchia. Per quel che riguarda i contenuti istituzionali di argomenti sensibili come la medicina, la finanza e le materie legali, gli autori dovrebbero dunque essere medici, economisti e avvocati. Diverso il caso per argomenti più leggeri, come per esempio le ricette, che richiedono un livello più basso di competenza ‘minima’.

Come aumentare l’Expertise?

  1. Rimuovi gli URL inutili e rendi più semplice la scansione di Googlebot (ricorda che adora i contenuti freschi, unici e utili per l’utente)
  2. Inserisci link a fonti autorevoli ed esterne al tuo sito web
  3. Fornisci all’utente risposte pertinenti ed esaustive: fai una keyword research mirata, presta attenzione alla search intent e scrivi contenuti che tengano conto di quello che gli utenti vogliono trovare in seguito a una ricerca ben precisa.

EAT: Authoritativeness

Seguendo la stessa logica vista per il primo punto, quando si trattano materie delicate è consigliabile sottolineare le credenziali dell’autore, magari con una breve bio e un link alla relativa pagina LinkedIn, o al sito personale. Per quanto riguarda quelle che Google definisce come “everyday expertise“, invece, non c’è uno stretto bisogno di credenziali. In ogni caso, per aumentare il livello di Authoritativeness, continuano a fare fede anche i backlink, come abbiamo visto nel post dedicato alla link building.

Come aumentare l’Authoritativeness?

  1. Ottieni link che puntano alle pagine del tuo sito da parte di altri domini autorevoli che trattano lo stesso argomento o affine.
  2. Condividi i tuoi contenuti sui social così da generare interesse e dimostrare l’autorevolezza del tuo sito.
  3. Non basarti solo sui link: citazioni e menzioni del brand hanno un peso sempre più importante in ottica di valutazione dell’autorevolezza di un sito web.

EAT: Trustworthiness

Google punta a fornire agli utenti dei contenuti utili e affidabili. Gli esaminatori devono dunque assegnare un livello di attendibilità alla risorsa chiedendosi se quella può effettivamente aiutare gli utenti, o se invece è stata pubblicata solo e unicamente per ottimizzare il sito web per una precisa keyword, senza dunque meritare la fiducia del pubblico.

Come aumentare la Trustworthiness?

  1. Implementa l’HTTPS (non l’hai ancora fatto?!) così da rendere il tuo sito sicuro agli occhi degli utenti.
  2. Presentati, fai capire chi sei e inserisci informazioni che ti identificano come entità reale. Quali contenuti ti servono? Pagina della Privacy, Cookies, banner, informazioni societarie, indirizzo fisico, possibilità di contattarti. Non dimenticarti inoltre del profilo Google My Business!
  3. Ricordati di citare gli autori degli articoli e di qualificarli: chi sono e che titolo hanno di parlare di determinati argomenti?
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Cos’è l’YMYL e cosa c’entra con il Paradigma Google EAT?

YMYL è un acronimo che sta per “Your Money (or) Your Life” e si riferisce ad alcune tipologie di siti web che, in base agli argomenti di cui si occupano, possono avere un impatto sulla qualità della vita delle persone. Ci riferiamo a siti che hanno a che fare con:

  • Settore legale
  • Settore finanziario
  • Settore medico
  • Settore sociale/politico

Il paradigma EAT riguarda tutti i siti ma riconosce quelli che si occupano di temi sensibili e sui quali riporre particolare attenzione.

Quanto conta il tipo di contenuto

I fattori che entrano in gioco per il calcolo della EAT di un sito web sono del resto molteplici. La tipologia di un sito web in cui viene pubblicato un contenuto può per esempio fare il brutto e il cattivo tempo: una pagina istituzionale richiede un livello di attendibilità ben più alto di quello che si pretende da un blog, e per questo motivo un testo perfetto per un blog personale può risultare dannoso per un sito web istituzionale. Allo stesso modo, la qualità di un portale scende quando i contenuti sono scritti dagli utenti senza alcun controllo dall’alto o da parte della comunità, e la situazione peggiora ulteriormente quando tale pratica è fatta dietro un compenso. E ancora: i forum verticali, tendenzialmente utilizzati da persone ferrate sull’argomento, sono giudicati affidabili, mentre i forum orizzontali, più generalisti, possono avere qualche problema dal punto di vista delle EAT.

E il tuo sito, com’è messo quanto a Competenza, Autorevolezza e Attendibilità?

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Filippo Sogus

Filippo Sogus

CEO di Be-We srl & SEO Specialist

Filippo è SEO Specialist di professione, esperto in tecniche SEO nel settore e-commerce, editoriale e turistico. Segue diverse aziende nazionali, leader del mercato e investimenti sul web.

Grazie alla collaborazione con numerose aziende e all’esperienza SEO maturata in diversi settori, Filippo sfrutta i motori di ricerca per incrementare il fatturato delle aziende.

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